Leggere fratture esposte è la nostra terza raccolta di racconti. Nata nei Laboratori di Scrittura Creativa e di Narrativa del BianconiglioLab, contiene 10 racconti inediti. 

C/O Fuori Orsa – Via Sebastiano Serlio, 25/2 Bologna BO
Google Maps: https://g.page/fuoriorsa

➡️ Appuntamento al Fuori Orsa, nel DLF di Bologna. Presenteremo il nostro terzo libro, «Leggere fratture esposte», una raccolta di dieci racconti scritti dai partecipanti dei nostri Laboratori.

🍺 L’evento è libero e gratuito per tutti e comprende un piccolo rinfresco con birra e spritz. Durante l’evento sarà possibile acquistare una copia del libro al costo di 10€. 

intro

«L’ossimoro nel titolo potrebbe già dare un’anticipazione del mood che troverete storia dopo storia. C’è della fragilità, ci sono delle trasformazioni, perché, come ci insegna il noto professore di chimica Walter White, la chimica stessa è reazione e trasformazione, e reagire alle
sferzate dell’umana esistenza ti fa diventare un’altra persona, a volte migliore, a  volte peggiore, a volte trafficante di metamfetamina.
»
Gianluca Morozzi

LA CREPA NEL MURO

«L’alunna ha palesemente frainteso le mie parole…»
«Amelja in realtà aveva capito benissimo quello che le avevo detto. L’avevo incoraggiata al dissenso, ma mi ero dimenticato di avvisarla che se voleva andare contro la propria famiglia, doveva anche considerare le conseguenze e valutare i suoi mezzi. Così, senza rendermene conto, ero diventato io stesso un mezzo della sua liberazione.
»

Alice e margherita

«È piovuto molto, la luce che entra dalle alette inclinate della persiana è fioca, i rumori della strada sembrano essersi fermati. Eppure, il diluvio ha invaso tutto il mio spazio vitale, come se avesse piovuto dentro questa stanza semibuia, come se la finestra sul mio letto fosse rimasta spalancata.».

Silvia Maiuri

È solo un’altra fiaba

«Ci volle poco perché la notizia … si diffondesse in tutto il villaggio: alcuni fuochi semplicemente bruciano e divampano più in fretta degli altri.»

Valeria Miceli

Scheda autrice

ricette di famiglia

«Il nostro intero mondo è costruito su piccole e grandi bugie che si incastrano fra loro in equilibrio precario. Finché non arriva il terremoto.»

Arianna Cauli

Scheda autrice

buone intenzioni

«E poiché a me piacciono i multipli di tre e di tredici, avevo deciso che sarebbe stato un giorno speciale. Talmente speciale che per l’occasione avrei fatto una riforma di non poca rilevanza: avrei sostituito le mie solite bretelle, ormai logore, con una cintura in pelle nuova di zecca.»

Valentina Antoniani

Scheda autrice

il secondo vagito

«Avvolto nel pulito, Marco tornava a offrire a Martina tutte le sue buone intenzioni. Ma, cena dopo cena, le sostanze finivano per riempire i vuoti del corpo e stordire le voci della mente.»

Barbara Fritti

Scheda autrice

I colori delle impronte

«Lui aveva infatti ai piedi degli improbabili mocassini azzurri, che in quella giornata uggiosa gli permettevano di vedere il cielo anche stando chino sotto l’ombrello.»

Mirco Sapucci

Scheda autore

I figli della montagna

«Rimasi solo, al buio, con il silenzio rotto solo dal mio respiro affannato.
Mi sentii come se mi avessero accompagnato dentro la mia stessa tomba. All’improvviso anche i cadaveri oltre il promontorio mi sembrarono più fortunati di me.»

Jenny Mancini

Scheda autrice

RAMON

«La sveglia suona esatta alle 12:20. Come ieri, come domani. È l’ora perfetta perché se mangio appena sveglio posso risparmiare su un pasto, colazione o pranzo che sia, ma non rovinarmi l’appetito per cena alle 19:30. I miei genitori cenavano sempre alle 19:30 ed è l’unico rito che ho deciso di ereditare da loro. La sola altra cosa che mi hanno passato è il nome, il mio stupido nome. Ramon.»

Mariangela Suppa

Scheda autrice

MUST

«Non un filo d’erba fuori posto, non una sfumatura di pittura diversa dalle altre, non una tegola asimmetrica. All’ingresso capeggia una struttura di vetro, lunga trenta metri, una forma strana che ricorda un dipinto di Escher. Inciso a terra solo “Sköpun 462”, senza neanche il nome dell’artista, come a insultarci di doverlo persino chiedere. Il primo impatto con il MUST è quello: farti sentire piccolo e indifeso, se anche inutile è meglio.»

Enrico Giancipoli