“Se Mata potesse parlare” di Giusy Barresi

di Giusy Barresi

“Che minchia c’hanno da festeggiare, questi Messinesi?! Ma io non lo so, ogni volta ci portano a spasso manco fossimo i padroni…”
“E certo Mata, che te lo sei scordato? Siamo i progenitori di Messina! È ovvio che ci celebrano!”
“Ma quali progenitori Grifone, ma che dici! Dai che la conosci meglio di me la verità”
I progenitori. Bah. Non scherziamo. Sempre sta storia sento circolare quando mi tirano fuori, ma possibile che si sono tutti dimenticati la verità? Ma io non lo so gli essere umani come ragionano… Oggi sei un mostro, domani venerato come un Dio. La scarsa memoria è decisamente il peggior difetto di queste creature.
Che poi voglio dire, fossimo davvero progenitori di questi esserini, sarebbero alti otto metri come minimo, no? Che sono sti gnomi dai, non sono buoni manco come peluche per andare a dormire…
“Mata lo sai benissimo che sono cambiato… E lo sanno pure loro, è per questo che mi adorano!”
Lingua mia fatti muzzicare che è meglio… Loro adorerebbe lui??? E grazie a me se è diventato buono, è grazie a me che li salvavo sempre, tutto si è scordato sto gran fiduso!
Non si poteva mai uscire, tutti avevano una gran paura di noi. Sempre rintanati in quel vecchio castello a Dinnammare, mai una sera fuori, mai quattro cuttigghiate con le donne in città, mai niente! In giro non mi portava mai! Da sola non ci potevo andare, che pareva che commettessi il peggiore dei tradimenti… Una vita intera in solitudine, certo la vista sullo stretto era la migliore, ma mi chiedo se ne valesse davvero la pena di vivere accussì.
Meno male che mi fanno uscire adesso, certo, una volta all’anno è poca cosa… E non mi posso muovere, senno salvaci signore, altro che terrore… Però il calore del sole, l’allegria della gente in festa, il mare… Sono le cose che mi fanno andare avanti un lungo anno in quel buco, al buio e all’umido.
Uhm… E questo profumino? Che è? Ah giusto, come lo chiamano… L’ARANCINU… Madunnuzza i Tindari, buono assai! Ce l’avessimo avuto due millenni fa forse Grifone si sarebbe sbafato di questa prelibatezza e non avrebbe avuto bisogno di mangiarsi gli umani! Si incafuddava di tutto… Buoi, vacche, cinghiali… E chi doveva procurarli? Ma naturale, la sua fedele mogliettina! E non ci bastavano mai, non importa quanti riuscivo a cucinarne!
Io glie lo dicevo di continuo, “siamo i protettori della città, li proteggiamo dagli assalti via terra e via mare, mi spieghi che minchia ci proteggi se te li mangi di continuo???”
Ma lui niente, non capiva. No vabbè questo non è vero, lui capiva. Capiva e si pentiva. Ogni volta prometteva che era l’ultima, reggeva una settimana, un mese forse… Poi basta, perdeva il controllo e partiva a caccia di umani. Era fatto così. Si può chiedere a un leone di non sbranare? A uno squalo di non attaccare? Sono forse meno spettacolari solo perché natura li ha voluti carnivori? Perché per noi dovrebbe essere diverso?
“Mata a che pensi?”
“A niente Grifone, a niente.”
“Non dire minchiate, lo so che non è vero”
“E’ che… Sono stufa di starmene qui a fare la statua di legno. Guarda tutte queste persone, saranno migliaia che ci portano in processione! Ma non ti viene voglia di parlarci, di scoprire le loro storie…”
“Ma che ti sei scimunita?! Ma ci manca pure che ti metti a parlare con gli essere umani!!! Vuoi fare scappare a tutti quanti?! Categoricamente no!”
Ah no. Tu a me quello che devo fare non me lo dici. Che ti credi, che solo perché sei maschio comandi tu? Non è così a sunata…
Con questo caldo io dico che una sgranchitina alle giunture riesco a darmela… Ah ecco vedi, muovo le dita! Le riesco a muovere! È meraviglioso! Qualche boccaccia… Lo vedi che dentro questo legno rivestito di cartapesta batte ancora qualcosa!!! È meraviglioso!
“Mata, no…”
“Signora!!! Ma l’avete vista Villa San Giovanni e il suo pilone, di là dall’altra parte? Non sembra di averceli a pochi metri?! È fantastico, non trovate pure voi?! No signora, non strillate, è tutto a posto, è tutto a p….”
“Minchia Mata a tutti li hai fatti fùiri! Nemmeno io nei miei tempi migliori li facevo correre a cussì!”
Minchia ora lo ammazzo. Lo taglio a pezzettini. Gli stacco tutta la cartapesta dalla faccia, ci faccio una pallina e la butto a mare.
“Ecco siamo di nuovo soli, sei contento?! Sarai contentissimo! È colpa tua, manco mi hai aiutata, ci potevi pure provare a essere un pochino gentile assieme a me!”
“COLPA MIA??? Io c’ho una fame boia da due millenni, nonostante questo sto bello tranquillo a godermi la passeggiata almeno una volta all’anno… E SAREBBE COLPA MIA? Tutte uguali siete voi fimmine, non importa di che dimensione!”
Mi guardo intorno, non è rimasto più nessuno. La città è vuota. Sembra di essere tornati indietro di secoli. Con questo silenzio lo posso quasi sentire, il mare. Anche se… casa nostra è dall’altra parte. Se mi giro posso ancora vederla, Dinnammare, nel mezzo delle montagne.
“Che facciamo Grifone? Ci facciamo di nuovo statue e aspettiamo che ritornino?”
“Quando torneranno, ci distruggeranno”.
“Ma no, ci adorano, ci festeggiano ogni anno… Aspettiamoli”
“Mata quando torneranno, ci distruggeranno, e lo sai pure tu”.
Non mi è mai piaciuto ammetterlo ad alta voce, quando ha ragione lui.
“Che facciamo…”
“Non lo so Mata. Lo sai come sono fatto… Sotto questa vecchia cartapesta sono sempre lo stesso gigante di un tempo. Non sarò mai vegetariano, lo sai tu e lo so io. Me la merito lo stesso la libertà?”
Il mio leone che sbrana. Il mio squalo che attacca. Non posso che sorridere all’amore della mia vita.
“Andiamo gioia, torniamo a casa. E se dovessi avere di nuovo fame… Vorrà dire che avviserò tutti suonando le campane, come facevo secoli fa. E tu tornerai a casa digiuno!”
Mi sorride, mi dà la mano, mi invita a seguirlo.
Per essere rinchiusi o bruciati… C’è sempre tempo.

#IORESTOACASA COL BIANCONIGLIO